Impronte

Impronte

 

L’audacia sperimentativa dell’autoritratto, inteso come strumento di introspezione e rappresentazione della propria interiorità, è il filo conduttore che lega le opere degli artisti esposti. Per autoritratto non si vuole intendere solo la mera rappresentazione della propria fisiognomia, ma anche della propria emotiva interiorità ed energia. L’artista è stato sfidato a essere totalmente libero di rappresentare se stesso come vorrebbe che gli altri lo percepissero e come lui stesso si percepisce per aprirsi e fa aprire a rivoluzionarie visioni. Gianfranco Coltella sperimenta sapientemente l’uso di materiali insoliti per le sue creazioni, approcciando a incredibili forme innovative. Ne è valido esempio la serie di sculture IOS in cui ingrandisce una delle più affascinanti architetture della natura, le strutture ossee. In questo complesso intreccio di primitivismo è racchiuso il segreto della vita umana. Fondamenta che Gianfranco Coltella porta alla luce per ricordarci quanto la nostra anima sia saldamente ancorata all’eternità. Fabio Savina narra, in pochi frammenti, microcosmi umani. Vivere realizzando i propri sogni è il segno che la sua opera vuole lasciare agli spettatori. Un’intensa e profonda riflessione sulla capacità di mettersi in gioco e di esplorare il mondo seguendo con audacia la scia di ciò che realmente ci rende felici. Savina non solo si autorappresenta ma spinge, tutti coloro che guardano la sua opera, ad autorealizzarsi. La “detessutazione” è il principio teorico che è stato utilizzato per definire le opere di Santo Caglioti. L’artista gioca e sperimenta con il supporta della tela, intrecciando filamenti e creando dei veri e propri quadri-scultura che entrano in contatto con lo spettatore invitandolo, sottilmente, a toccarli. Pone, così, l’accento su una delle qualità che un artista dovrebbe avere, la sensibilità di coinvolgere le persone in un interessante e avvincente scambio emotivo. Barbara Maresti racconta se stessa attraverso la fine arte del collage. Disegna una fitta strada di parole che va quasi a vestire un’invisibile sagoma umana, assimilabile alla propria, rendendola pregna del valore d’emozioni d’infanzia. Una creatività guidata da emozioni che disegnano un percorso di avvincente ricerca personale. Il ritratto di Emanuele De Simone punta a enfatizzare i soggetti attraverso il bianco e nero, servendosi, non solo della grafite, ma anche dell’inchiostro. Essendo lui stesso un giovane musicista, predilige rappresentare artisti del mondo della cultura musicale underground e urbana, nei quali poter riflettere se stesso e le proprie aspirazioni creative. Il linguaggio artistico di Carlo Petrini è, invece, permeato da una coinvolgente freschezza. Il suo Autoritratto conduce lo spettatore verso un mondo onirico, e rintraccia, nell’originalità della rappresentazione, una ritmica tensione emotiva.

venerdì 18 Ottobre 2019 | 18:30 — venerdì 25 Ottobre 2019 | 19:00
18:30 — 19:00

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